La barzelletta del fedele marito che ottiene la Ferrari in Paradiso ti farà morire dal ridere

Ridere fa bene, questo è risaputo. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta piuttosto precisa: il cervello umano percepisce l’umorismo come una violazione benigna, cioè qualcosa che infrange una regola o un’aspettativa, ma in modo innocuo. La risata, poi, rilascia endorfine, abbassa il cortisolo e rafforza i legami sociali. Non siamo gli unici: anche ratti e scimpanzé ridono, o meglio, producono vocalizzazioni simili alla risata durante il gioco. La differenza è che solo noi umani ridiamo di storie, paradossi e situazioni assurde.

Nella storia, l’approccio all’umorismo è cambiato parecchio. Gli Antichi Romani erano maestri dell’ironia pungente: si rideva degli stolti, dei brutti, dei poveri, dei politici corrotti (alcune cose non cambiano mai). Cicerone stesso dedicò ampio spazio alla teoria del comico nel De Oratore. Nel Medioevo la risata era vista con sospetto — quasi un affronto alla serietà divina — mentre il Rinascimento la riportò in auge come strumento di intelligenza e critica sociale.

Oggi ridiamo soprattutto di situazioni paradossali, colpi di scena e finali inaspettati. Come quello che stai per leggere.

La barzelletta

Tre uomini, grandi appassionati di motori e corse automobilistiche, muoiono in un incidente stradale. Arrivano davanti a San Pietro, che dopo aver esaminato le loro vite decide di farli entrare in Paradiso. Timidamente, uno dei tre si gira verso il Custode del Paradiso e gli chiede:

«Scusi, noi avremmo un piccolo desiderio… abbiamo dedicato la nostra vita ai motori e vorremmo, se possibile, avere una macchina anche quassù.»

San Pietro consulta regolamenti, leggi e decreti vari, poi sentenzia che è possibile.

«L’unica condizione è che la macchina sarà inversamente proporzionale alle vostre avventure galanti: più donne avete avuto, più la cilindrata sarà bassa.»

Il primo si fa avanti e dice:

«Beh, mi sono divertito, ho avuto le mie storie, alcune importanti, alcune meno… in totale saranno state una quindicina.»

San Pietro gli consegna le chiavi di una Fiat Punto.

Il secondo diventa tutto rosso e ammette che nella vita terrena si è divertito moltissimo, talmente tanto da non ricordare neppure quante donne abbia avuto.

San Pietro gli porge le chiavi di una Fiat 500 nuovo modello.

Il terzo, Davide, guarda il Santo e dice con voce ferma:

«Io ho amato una sola donna, mia moglie, e non ho mai guardato nessun’altra.»

San Pietro, commosso, gli consegna una Ferrari Testarossa.

I tre amici, soddisfatti, iniziano a girare per il Paradiso. Si incontrano, si salutano, fanno qualche gara, e la loro nuova vita scorre tranquilla — finché un giorno i due amici trovano Davide seduto su un marciapiede, che piange come un bambino.

Scendono dalle loro auto, si avvicinano preoccupati e gli chiedono cosa sia successo. Davide, distrutto, riesce a dire fra i singhiozzi:

«È che… ho appena visto mia moglie…»

Uno degli amici lo interrompe subito:

«Dai, non fare così. Prima o poi succede a tutti di morire, ti capiamo. Ma pensa che è qui in Paradiso, potrai rivederla…»

E Davide:

«Sì, ma infatti l’ho vista, l’ho vista… solo che… beh, sai… andava sui pattini a rotelle.»

Perché fa ridere

Il meccanismo comico si basa su un colpo di scena finale che ribalta tutto ciò che sembrava logico. Davide aveva vissuto una vita irreprensibile, venendo premiato con la Ferrari. Ma la stessa regola — cilindrata inversamente proporzionale alle conquiste — si applica anche a sua moglie. Lei, evidentemente, aveva qualcosa da raccontare. E i pattini a rotelle, nel gergo visivo della barzelletta, sono il mezzo di trasporto più piccolo e umiliante possibile, opposto alla Ferrari del marito. Il paradosso è perfetto: il più virtuoso dei tre si ritrova anche il più cornificato.

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