Ridere è una delle attività più antiche e universali dell’essere umano, ma perché ridiamo davvero? La scienza ci dice che la risata si attiva quando il cervello percepisce un’incongruenza: ci aspettiamo qualcosa, e la realtà ci sorprende con qualcosa di completamente diverso. È il cosiddetto teoria dell’incongruenza, la più accreditata tra i ricercatori. E no, non siamo gli unici: anche i ratti e le scimmie ridono, o qualcosa di molto simile, durante il gioco. I ratti emettono ultrasuoni a 50 kHz quando vengono solleticati. Peccato non possano apprezzare le barzellette.
Nel corso della storia, l’umorismo ha cambiato pelle mille volte. Gli Antichi Romani erano grandi appassionati di ironia: si rideva soprattutto dei difetti fisici, degli stranieri e delle mogli — tema evergreen, a quanto pare. Il retore Cicerone dedicò addirittura una sezione del De Oratore all’arte del far ridere. Insomma, la battuta è cultura.
La Barzelletta
Squilla il telefono per l’ennesima volta. Una signora va a rispondere:
«Pronto?»
«Salve, la chiamo per proporle una vantaggiosa offerta commerciale che le permetterà di risparmiare sulle bollette di luce e gas… Ha una bolletta, per confrontare i prezzi?»
«Mi spiace, di queste cose se ne occupa mio marito, ma al momento non è in casa.»
«Quando lo posso trovare?»
«Appena mi sposo, glielo faccio sapere.»
Perché Fa Ridere?
Il meccanismo comico qui è un classico esempio di doppio senso non annunciato. Il venditore chiede del marito dando per scontato che la signora sia sposata. Lei risponde in modo apparentemente normale… fino all’ultima frase, che ribalta tutto: non ha un marito, e la sua risposta iniziale era solo un modo educato (e un po’ beffardo) per liberarsi del seccatore.
È la struttura narrativa della sorpresa finale a fare il lavoro: il cervello costruisce un’aspettativa e viene spiazzato nell’ultimo secondo. Esattamente come vuole la teoria dell’incongruenza. Cicerone avrebbe approvato.
